OFFICINA DELLA POLITICA

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Laboratorio sperimentale per la costruzione di una nuova sinistra
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PER LEGGERE LA RASSEGNA STAMPA RELATIVA AL CONGRESSO DI RIMINI  DEL 17-19 FEBBRAIO CLICCA QUI

LA POSIZIONE DELLA SEZIONE ENRICO BERLINGUER AL CONGRESSO PROVINCIALE DI ROMA
 
TRA DISINCANTO ED ENTUSIASMO

 
Care compagne e cari compagni,
 
per anni ci siamo sentiti apolidi, un'intera comunità con un proprio codice genetico visibile e marcatamente di Sinistra che non ha trovato rappresentanza politica, un luogo nel quale sentirsi a casa. Sarebbe troppo facile e decisamente semplicistico incolpare solo il PD. Sarebbe dannatamente riduttivo paragonare la crisi della Sinistra italiana a quella che investe l'intera Europa. Sicuramente potremmo prendere in debita considerazione lo schiacciamento che le politiche neo liberiste, in un contesto di globalizzazione, hanno prodotto a danno dei nostri valori originari. Certamente potremmo far risalire l'inizio della crisi della Sinistra nel momento della caduta del muro di Berlino, che ha prodotto la fine delle ideologie. Da quel momento in poi non siamo più riusciti ad interpretare i cambiamenti della società. Non siamo stati capaci di proporre la nostra visione di vita in campo europeo, che rispondesse all'esigenza dei cambiamenti in atto. Ma il nostro paese si sa, è particolare ed unico nello scenario generale. Quando le innumerevoli riforme del lavoro che lentamente hanno deteriorato i diritti dei lavoratori così faticosamente conquistati, portano la firma di illustri personaggi che si definiscono di Sinistra, la disfatta di un partito che vuole rappresentare gli ultimi, il popolo, i repressi, gli abbandonati, gli operai è conseguenza logica ed inevitabile. A poco serve poi asserire che il movimento operaio non esiste più, poiché esistono i precari, i disoccupati, un'intera generazione di figli che vive alle spalle dei propri genitori, generata da politiche sbagliate, partorite dalla Sinistra.
 
Siamo diventati ceto politico avallando un esercito di nominati in parlamento e al senato che sembrano vivere su marte, che hanno di fatto abbandonato ogni tipo di rapporto con il territorio poiché per essere rieletti non è necessario conquistare consensi dal basso, basta rimanere in quella casta non disturbando esageratamente il manovratore. I leader (per lo più incapaci) ed il leaderismo che ha contagiato anche la Sinistra hanno dato il colpo di grazia ad un popolo che per vocazione è plurale, inneggia alla democrazia, alla libertà e al confronto democratico come mezzo privilegiato per operare nei meandri del mondo politico.  In sostanza la Sinistra ha rotto la connessione sentimentale con il suo popolo. Un popolo che non si sente più rappresentato da chi ha tradito i valori originari e identificativi insiti nella parola Sinistra anche nella sua accezione più moderna. Nonostante tutto c'è ancora chi non si vuole arrendere, c'è ancora chi è disposto a dare fiducia ad un nuovo cammino che rifondi la Sinistra in chiave moderna senza però dimenticare i tratti originari che rappresentano la sua ossatura più forte e credibile. Questo cammino non può che essere inclusivo. Questo sentiero non può non prevedere una forte critica al Sistema, non può non rompere gli schemi, non può non vederci al fianco degli ultimi, prenderli per mano e assumerli come compagni di viaggio. Occorre quindi rompere gli schemi, porci in una posizione di antisistema, stare fuori dalle logiche di ceto politico e soprattutto non tradire la fiducia e la speranza che ancora, nonostante tutto, qualcuno ha riposto in noi. Tradire la speranza è il più grave peccato che potremmo commettere in questo momento, poiché se qualcuno ancora non l'ha compreso, è bene che sappia che questa è l'ultima chiamata. Purtroppo Sinistra Italiana non è partita con il piede giusto. Avrebbe dovuto rappresentare la novità nello scenario politico attuale. Un partito di riscatto, aggregante e aggressivo. Al contrario, grazie alle lotte intestine rese palesi dalle dichiarazioni pubbliche di chi sta guidando il processo, è considerata dai più, una mera operazione di ceto politico che vuole riciclarsi e che ha come obiettivo quello di riuscire a mantenere posizioni di rendita senza dover rendere conto di alcunché a niente e a nessuno.
 
Si sta perdendo l'occasione di ridiventare punto di riferimento, tanto che è naturale accentuare il sospetto che l'operazione in atto si riduca ad un partitino del 3% che garantisca un'esigua rappresentanza parlamentare ai soliti noti. Siamo un gruppo di compagne e compagni, provenienti per lo più dal X Municipio del Comune di Roma. Siamo riusciti a stare insieme nonostante le nostre provenienze eterogenee. Ex Comunisti, ex socialisti, ecologisti che non certo senza difficoltà, hanno aperto una sede ad Ostia che sta diventando il punto di riferimento di numerosi apolidi. Stiamo combattendo per ricucire un'intera comunità che è stata stracciata e vilipesa da quell'orrenda etichetta che ci hanno affibbiato e che si chiama "mafia". Non passa giorno che il nostro territorio non venga dipinto come un luogo dove è pericoloso anche farsi una semplice passeggiata, poiché qualcuno potrebbe sparare all'impazzata. Da terra di mezzo siamo diventati terra di nessuno. Il nostro territorio è totalmente abbandonato. Manca la politica, manca il confronto, manca il dialogo e chi si permette di dire che le cose così non vanno, non possono andare, viene additato come mafioso o come colluso con un sistema criminale che si sta cercando di debellare. Premesso che siamo coscienti della particolarità del nostro territorio, premesso che anche noi vogliamo combattere la mafia, ci permettiamo altresì di asserire che non è possibile gettare insieme all'acqua sporca anche il bambino. Ci permettiamo di gridare con forte convinzione che se davvero vogliamo sconfiggere la mafia ad Ostia bisogna allargare l'orizzonte del contesto investigativo anche al Comune di Roma e alla Regione Lazio, poiché le grandi scelte urbanistiche, le concessioni demaniali, gli abusi riscontrati nella Riserva Statale del Litorale Romano, non sono di stretta competenza di un semplice Municipio che dipende amministrativamente dal Comune di Roma. Chiediamo al partito di essere vicini alla nostra battaglia, poiché abbiamo il sospetto, come avviene sovente nel nostro paese, che Ostia sia stata assunta a capro espiatorio di un molto più complesso sistema di corruzione e di criminalità organizzata.

Siamo pronti ad offrire il nostro contributo, a metterci la faccia e a sostenere questo nuovo partito, ma è necessario un cambio di rotta. Chiediamo più coraggio, chiediamo più capacità di dialogo, chiediamo di costruire questo partito dal basso, nei territori, chiediamo di darci gli strumenti per ritornare nelle periferie, di stare accanto agli ultimi. Chiediamo di costruire una nuova realtà che sia veramente la casa di tutti.
 
Chiediamo di mettere da parte personalismi, chiediamo di anteporre agli interessi personali quelli collettivi. Chiediamo di costruire realmente e tutti insieme quell'intellettuale collettivo che potrebbe essere il nostro tratto distintivo più caratterizzante. Chiediamo che Sinistra Italiana sia un laboratorio politico nuovo in grado di unire tutta la Sinistra plurale. Chiediamo di non avere paura di contaminarci anche con chi non la pensa come noi, poiché la diversità ha sempre rappresentato una ricchezza.
Nel nostro piccolo faremo la nostra parte, soprattutto nel nostro territorio, dove una comunità in cammino si è già costituita ed è piena di entusiasmo e voglia di fare. Vi chiediamo di non tradire questo entusiasmo.
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La sezione di Sinistra Italiana "Enrico Berlinguer" di Ostia Lido si trova in via Angelo Celli 7
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